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Stipsi (stitichezza)
Definizione
ed aspetti clinici Epidemiologia Classificazione
e Fisiopatologia Teoria psicosomatica Diagnosi Terapia Integrata
Definizione
ed aspetti clinici
La
stipsi è definita dagli stessi pazienti, secondo criteri soggettivi, in termini
di ridotta frequenza dell’alvo e disturbi addominali imputati ad una
difficoltosa ed insufficiente evacuazione (stitichezza quantitativa). Si
è oggi concordi nell’identificare in 3 evacuazioni per settimana, che è poi il
98° percentile della frequenza dell’alvo riportata dalla popolazione di adulti.
Sebbene quindi un frequenza di una evacuazione ogni 2-3 giorni sia definita
normale, circa il 60% dei soggetti che si autodefiniscono stiptici, hanno in
media una evacuazione al giorno, e questo allora ci induce a parlare di
stitichezza anche quando l'evacuazione delle feci, tante o poche che siano
durante la settimana, non produce un senso di benessere.
Epidemiologia
Studi italiani ed anglosassoni basati sulla definizione di stipsi
soggettivamente data dal paziente, riportano una prevalenza che varia dal 3 al
20 % e riguarda in prevalenza le donne e i soggetti che hanno superato i 40
anni.Quando
di riscontra una scarsità delle feci emesse o una loro eccessiva consistenza si
parlerà di stitichezza qualitativa. Una stitichezza sporadica si può
riscontrare in soggetti sani, come in occasione di viaggi o di cambiamenti del
ritmo di vita, e può essere risolta con un lassativo o un purgante salino.
Classificazione
e Fisiopatologia
La
stipsi può essere primitiva o secondaria. Nella
maggior parte dei casi la stipsi è primitiva o idiopatica, rappresenta cioè
un’entità autonoma che, in assenza di lesioni organiche o biochimiche, è
ricollegabile a patologia cosiddetta «funzionale» della motilità del viscere. Nella
pratica clinica si distingue nelle forme di stipsi idiopatica, la stipsi
idiopatica cronica semplice, che risponde ai comuni trattamenti medici e la
stipsi cronica idiopatica intrattabile, che non risponde ai comuni presidi
terapeutici di tipo medico ed è suscettibile di approccio chirurgico.
Quest’ultima, tuttavia, rappresenta meno dell’l% di tutte le stipsi
idiopatiche. La
stipsi può essere secondaria a numerose condizioni morbose, nosologicamente
determinate, in cui il sintomo è epifenomeno di patologia organica
gastrointestinale o extraintestinale. La
stipsi è il risultato di un’alterazione nella propulsione del bolo fecale e/o
della evacuazione dello stesso. I disturbi della progressione possono essere
correlati ad una ridotta massa fecale (diete incongrue, scarso introito di
fibre, alterazioni elettrolitiche), ad affezioni organiche del colon che
meccanicamente impediscono il passaggio del bolo fecale, oppure ad alterazioni
funzionali intestinali, quali la stipsi cronica a lento transito o l’atonia
coli. I disturbi della evacuazione sono anche correlabili ad alterazioni
organiche della regione ano-rettale (ragadi, fistole, emorroidi, neoplasie ano-rettali,
m. di Hirschsprung) o ad alterazioni funzionali, quali la dischezia rettale o
la sindrome del perineo discendente. La stitichezza
dà sintomi locali, come modesti dolori locali o diffusi, che possono
riacutizzarsi fino a diventare una colica. La stitichezza può influire sullo
stato generale: mal di testa, cardiopalmo, insonnia, alitosi. Possono comparire
difficoltà digestive e una diminuzione dell'appetito.
Sono frequenti le dermatosi (orticaria, eczema, acne), causate probabilmente da
autointossicazione dovuta all'assorbimento di sostanze che avrebbero dovuto
essere eliminate, ma che invece permangono troppo a lungo nell'intestino.
Teoria
Psicosomatica
Queste
prime fasi dello sviluppo emotivo ci spiegano perché la funzione defecatoria si
trovi collegata con la sensazione del successo raggiunto, della donazione o
dell’aggressione ed anche perchè l’escremento divenga il simbolo del possesso.
Per capire il fondamento psicologico dei disturbi della funzione defecatoria,
quali la diarrea o la costipazione psicogena, è d’importanza fondamentale
conoscere questo sviluppo emotivo. L’attitudine
primordiale del bimbo nei riguardi delle sue feci è di coprofilia. Gli
escrementi sono un possesso di valore, una sorgente di piacere e un bene di
scambio. Questo atteggiamento coprofilico comunque viene inibito
dall’educazione e cambiato nel suo opposto: disgusto e disprezzo, che stanno a
base della caratteristica sadica, aggressivo-sporcativa dell’atto della
defecazione. Le feci diventano un’arma che sporca e l’atto in se stesso assume
significato spregiativo: ne fa esempio il monello della strada che con atto di
sfida mostra le sue parti posteriori, e spesso accompagna il gesto con una
specie di invito aggressivo. Nella vita successiva tutte queste connessioni
scompaiono dalla personalità conscia; ma restano profondamente radicate nella
vita emotiva così che possono riafforare nei sintomi neurotici di malati con
disturbi mentali ed anche nei sogni degli adulti normali.
Le caratteristiche psicologiche nei casi di costipazione cronica sono ben
individuate e costanti: pessimismo e disfattismo, diffidenza e mancanza di
fiducia negli altri, senso di essere respinti e non amati dagli altri; ecco gli
atteggiamenti più frequenti in questi soggetti; atteggiamenti che si ritrovano
esagerati nella paranoia e nella melanconia grave. I pazienti malati di stipsi
cronica presentano tracce di ambedue queste forme: la diffidenza dei paranoici
e il pessimismo e il disfattismo dei melanconici. E
infatti gli studi di Alexander e Meninger hanno trovato in un gruppo di soggetti affetti da idee persecutorie una
frequenza statisticamente significativa di gravi costipazioni; del resto anche
i depressi mostrano una tendenza spiccata alla stitichezza, correlazione che
molto probabilmente è dovuta all’atteggiamento emotivo di tali soggetti, che si
sentono respinti, non si aspettano di ricevere nulla dal prossimo e perciò
tendono a trattenere ciò che possiedono, compresa la forma più primitiva di
possesso: il contenuto intestinale.Il
substrato emotivo nella stipsi cronica psicogena può essere così descritto:
“Non posso aspettarmi niente da nessuno; perciò non debbo nulla a nessuno;
debbo tener per me ciò che ho”. Questo atteggiamento di possesso che deriva dal
sentimento di essere respinto e dalla diffidenza, si manifesta organicamente
nella costipazione. Gli escrementi sono trattenuti come un possesso di valore;
atteggiamento che va d’accordo con quello primordiale coprofilico del bambino.
Un altro elemento psicologico che in genere è anche più represso è
rappresentato da un atteggiamento inconscio aggressivo e dispregiativo verso
gli altri, che a sua volta può essere reazione al sentimento più generico di
essere respinti. Questo elemento è profondamente represso e inibito: l’ inibizione
si estende alla funzione escretoria che per la vita inconscia ha significato di
attacco ostile e lordativo.La
stipsi cronica spesso è considerata sintomo trascurabile, e, in pratica, è ritenuto sufficiente nella maggior parte
dei casi un trattamento sintomatico con misure dietetiche, lassativi, clisteri
e massaggi. Però il sintomo può essere manifestazione di una profonda turba
emotiva, e la psicanalisi o un più breve procedimento psicoterapico mirante
alla scoperta di un conflitto inconscio raggiunge spesso eccellenti risultati.
Molti pazienti che da anni erano abituati ad usare lassativi hanno potuto farne
a meno e sospendere l’uso di ogni altro medicamento dopo il trattamento
psicoterapico. Naturalmente la stitichezza non è che una delle manifestazioni
(e spesso nemmeno la più importante) di un’alterazione dell’atteggiamento
emotivo del paziente verso la vitae verso i propri simili; ed in tal caso la
psicoterapia deve essere diretta a ridare il giusto indirizzo alla personalità
totale del malato.
Come
sempre con la sua modalità schietta e da psicanalista “selvaggio” (come lui
stesso si definisce) Groddeck ci racconta e ci spiega la sua teoria
psicosomatica/psicanalitica sulle cause inconsce che possono portare alla
stitichezza nel capitolo “la stitichezza come prototipo di resistenza” del
libro Il linguaggio dell’ ES, e di cui non posso far altro che riportare
fedelmente le sue parole: “Una
persona, venuta a farsi curare da me per stitichezza cronica, mi ha brevemente
descritto le esperienze fatte da lui bambino col medico di famiglia. I genitori
erano sempre in apprensione e, appena il bambino aveva anche soltanto una
piccolezza, mandavano a chiamare il medico. Questi veniva, guardava la lingua,
faceva aprire la bocca e chiedeva: « È...? ». « Sì, tutto a posto ». Gli, occhi
del medico si facevano grani e indagatori: « Veramente? Con regolarità? Senza
nessun disturbo? Proprio senza irregolarità? ». « Ieri, forse, non andava bene
come al solito » « Bene, allora per sicurezza gli possiamo dare qualcosa ».
Viene prescritta la ricetta: un cucchiaio colmo, ogni ora, fino evacuazione
avvenuta. E la sera il bambino era già vispo e guarito.Così
era allora, e così in fondo avviene ora. Le analisi mediche sono diventate
certo più complesse e difficili di quelle che vengono presentate ancor oggi a
un pubblico esilarato nella famosa versione di Molière, e la monotona risposta
del candidato alla insistente e spesso minacciosa domanda dell’esaminatore «
malattia » è tuttora: « Clysterium donare, postea seignare,ensuita purgare ».
Solo che i purganti sono stati sostituiti dalla dieta (frutta, succhi di
frutta, ecc.) e il salasso dall’intervento chirurgico. La cosa sorprendente di
questa forma primitiva di cura medica è la sua efficacia, una efficacia che a
stento si può immaginare. All’infuori
forse del trattamento psichico, non esiste, in tutto il campo della medicina,
un metodo di cura altrettanto praticato e dimostratosi così efficace attraverso
i millenni.” “I
lettori di « Die Arche » sanno che io ho l’abitudine di porre innanzi tutto la
questione del significato di un sintomo. La risposta più frequente, riguardo
alla stitichezza, è la seguente: nell’organismo viene trattenuto qualcosa che
deve invece essere espulso. Con ciò l’Es dimostra di voler trattenere per sé
ciò che invece dovrebbe essere ceduto al mondo esterno. Con la stitichezza l’Es
dice: si adeguino pure gli altri alla regola gènerale dell’evacuazione
giornaliera, io non lo faccio. La
volontà individuale si contrappone all’abitudine umana, e siccome si può
supporre che trattenere le feci non procuri in genere grandi vantaggi, anzi che
questa opposizione al costume abbia come conseguenze e soprattutto dei disagi,
si deve definire questo modo procedere un atto di ostinatezza. I
motivi che ci spingono a tale caparbietà possono essere svariati: in genere si
può dire che vi sono inclusi i seguenti impulsi psichici: o l’Es pensa: il
mondo esterno non è degno di ricevere quello che c’è all’ interno del mio
corpo; oppure: provo un tale piacere a trattenerlo che, in confronto, i diritti
del mondo esterno non hanno su di me alcun potere; oppure che: il contenuto del
mio intestino è di così poco conto che mi vergogno di darlo al mondo esterno.” “Il
neonato ha a sua disposizione soltanto pochi mezzi per esprimere il proprio
risentimento verso il mondo esterno. Può piangere, può respingere il cibo e
infine dare origine a sintomi di malattia per spaventare chi si prende cura di
lui e spronano quindi a una maggiore cura. Il bambino si accorge molto presto
che piangendo non può ottenere tutto e, anzi, che può far aumentare in molti
casi la cattiveria del mondo esterno; impara quindi subito ad adoperare questo
mezzo solo nei momenti e con le persone con cui esso può assicurargli il
successo. Rifiutare il cibo è un sistema quasi irresistibile, ma in tal modo il
bambino si danneggia e quindi se ne serve soltanto in casi di emergenza. Così
gli rimane, per i casi in cui piangere non basta, il sintomo di malattia, e di
tutti i sintomi di malattia quello più evidente e facilmente riproducibile è il sintomo della cattiva digestione:
diarrea, vomito, stitichezza. Chi vuole curare i bambini, prima di servirsi del
pesante apparato delle prescrizioni dietetiche e di altre misure mediche,
dovrebbe prendere accuratamente in considerazione l’ambiente del bambino per
ricercare che cosa potrebbe aver suscita il suo risentimento; conviene
soprattutto curare lo stato d’animo della madre, dal momento che quasi tutte le
malattie del lattante sono atti di vendetta contro di lei. Il
sintomo più efficace, e anche di questo il bambino si accorge subito, è la
diarrea, che può avere un effetto psicologicamente ancora maggiore su chi si
prende cura di lui, se, eventualmente, è unita al vomito. Assai più comoda,
anche se non altrettanto efficace, è la stitichezza, perché, oltre al suo
effetto sul mondo esterno provoca anche sensazioni gradevoli nelle parti
dispensatrici di piacere." ”Il destino dell’infanzia è proprio questo:
fin dai primi giorni di vita impariamo quanto l’esser malati possa avere un
effetto irresistibile.”
Diagnosi
L’indagine
anamnestica accurata è di fondamentale importanza. -
Il paziente è veramente stitico? Il primo approccio al paziente che si presenta
dal medico riferendo di essere stiptico è di verificare se la percezione
paziente dell’anormalità delle proprie abitudini alvine, corrisponda veramente
alla definizione di stipsi, secondo i criteri internazionali standardizzati.
Quando vengano soddisfatti tali criteri occorre caratterizzare attentamente la storia
clinica del paziente. -
Da quanto tempo dura la stipsi? è ingravescente? non risponde più ai presidi
terapeutici utilizzati in passato? È verosimile che una stipsi di lunga durata,
già presente nella giovinezza, sia ascrivibile alle forme idiopatiche; una
causa organica, tuttavia, può sovrapporsi su una stipsi di lunga durata. -
Il paziente assume farmaci che possano interferire con l’attività motoria
intestinale? ha abusato negli anni di lassativi? Parasimpaticolitici,
neurolettici, antidopaminergici, benzodiazepine, analgesici maggiori, lassativi
antrachinonici sono frequentemente associati ad un rallentamento del transito
intestinale. -
Il paziente è stato esposto professionalmente o accidentalmente a sostanze
tossiche? Nel saturnismo e nelle intossicazioni croniche da metalli pesanti è
sintomo frequente la stipsi. Vedi Mineralogramma. -
Il paziente è affetto da malattie neurologiche, endocrino-metaboliche, ecc.(
vedi cause di stipsi secondarie). -
Il paziente ha mai visto sangue con le feci? Ha perso peso? Per quanto non
sempre riferiti, quando presenti e associati sono fortemente sospetti di
patologia organica del grosso intestino. -
Il paziente ha subito eventi psicologicamente significativi? Il colloquio
attento con il paziente potrà evidenziare conflitti e/o eventi psicologicamente
importanti (lutti familiari, conflittualità di coppia e/o professionali, abusi
sessuali) che acquisiscono particolare significato soprattutto nelle stipsi
dell’età infantile e giovanile (gli autori nordamericani hanno evidenziato che
i conflitti psicologici ed, in particolare, gli abusi sessuali sono la prima
causa di stipsi idiopatica del bambino!!!).
Altrettanto
dirimente può risultare l’esame obiettivo: valutare lo stato generale paziente,
lo stato di nutrizione, il colorito cutaneo ed i segni di possibile
secondarietà della stipsi (deficit neurologici, manifestazioni cutanee di
malattie del connettivo, ecc.). L’esame dell’addome può evidenziare segni di
stasi del colon oppure la presenza di masse. L’ispezione della regione anale
consentirà di escludere cause ano-perineali di stipsi. L’esplorazione rettale è
sempre indispensabile (fecalomi, lesioni rettali).
Terapia integrata
Dietoterapia Bisogna
imparare a prendersi il tempo per fare una colazione abbondante e consumata in
tranquillità e fare in modo che il pasto serale sia leggero, per consentire un
buon riposo evitando di bere alcolici soprattutto dopo cena. Nella
dieta debbono essere inserite più fibre alimentari: verdura cotta e soprattutto
cruda, cereali, e tutti gli alimenti ricchi di fibre vegetali (crusca, pane
integrale, carote, sedano, asparagi, fagioli, fave). Nella dieta è importante
inserire anche la frutta (arance, mandarini, fichi, cocomeri, meloni, pere, mele,
prugne). Gli
alimenti ricchi di fermenti lattici, come lo yogurt o i latti fermentati
probiotici (peraltro molto in voga) possono aiutare, se assunti
quotidianamente, a ripristinare la flora batterica intestinale.È
bene anche assumere maggior quantità di liquidi: acqua - a digiuno -, brodo, latte,
latte di soja, succo di frutta. Da
evitare mirtilli e uva per l'alto contenuto di acido tannico che rallenta la peristalsi.
Utili sono le sostanze zuccherine (miele, marmellata), che aiutano a trattenere
l'acqua nell'intestino. Le sostanze acide (vini acidi, aceto, latticello, ecc.)
migliorano la motilità intestinale.Il tè e il vino rosso sono da evitare per il
loro contenuto tanninico. L'attività
fisica è un fattore fondamentale. È stato dimostrato inequivocabilmente che
i soggetti che praticano attività fisica vanno di corpo più spesso di quelli
sedentari. E naturalmente soffrono meno di stitichezza. L'attività fisica non
deve essere troppo blanda, ma almeno di media intensità: non basta camminare 20
minuti al giorno, bisognerebbe farlo per un'ora, oppure praticare attività più
intense per 30 minuti (nuoto, bicicletta, corsa, ecc.).
Dietoterapia
macrobiotica Per
guarire la stipsi e tutti i problemi intestinali cronici, si dovrebbe
cominciare ad alimentarsi secondo la dieta macrobiotica standard. Ciò aiuterà
l’intestino a recuperare la sua normale elasticità e capacità funzionale. Le
persone affette da disturbi intestinali cronici dovrebbero limitare l’uso del
pane e degli altri farinacei, l’uso del burro di arachidi o noci e di vari
altri alimenti oleosi o grassi, cosi come dei succhi di frutta ed altri
alimenti molto yin. Dovrebbero invece consumare quotidianamente delle zuppe con
prodotti come il miso e il tamari che contengono dei batteri vivi utili alla
digestione e all’assimilazione. Anche altri prodotti lavorati o fermentati come
le prugne umeboshi aiutano a rinforzare gli intestini. Naturalmente, la
corretta masticazione è essenziale nella cura di ogni tipo di disturbo
intestinale.
Terapia
non farmacologica Auricoloterapia:
punti 34, 81, 91 Aromaterapia:
rosmarino, trementina (T), ginepro (T) Circuiti
oscillanti di Lakhowsky: indicati Cristalloterapia:
smeraldo Cromoterapia:
giallo irradiato nella zona dell’ombelico. Bere acqua irradiata con il giallo
tra un pasto e l’altro Enzimi:
ananas, papaya, betaina, pepsina, amilasi, lipasi Fitoterapia:
(lassativi con azione sull’intest. crasso): aloe, cascara, senna, rabarbaro
cinese; (lass. con azione sull’intest. tenue): olio di ricino; (per aumentare
la massa fecale): crusca di frumento, semi di lino, malva, altea; (lass.
oleosi): olio di oliva, olio di lino, olio di mandorle dolci; (lass. osmotici -
zuccherini): lattosio; (stimolanti la motilita’intest.): menta, viola tricolor,
carciofo, bardana, malva (fiori) Gemmoterapia: betula
verr.D1, quercus ped. Idroterapia:
acque salso-solfato alcaline, acque cloruro-alcaline Litoterapia:
gres-rose D8 Metalloterapia:
alluminio, magnesio, manganese Minerali:
magnesio, manganese, kelp Musicoterapia:
DO (Beethoven concerto n.3 op.37) Negioni:
indicati Oligoelementi:
magnesio, potassio Omeopatici
(unitari): nux vomica, lycopodium, ignatia, silicea, bryonia, alumina, opium,
plumbum, platina, baryta carb., hydrastis, carduus, collinsonia, graphites,
magnesium chlorat., mandragora e radice, natrium chlorat., sulfur, magnesia
mur., conium macul., nux moschata. Organoterapia:
mucosa del colon, mucosa retto-sigmoidea, colon sinistro, hepatine Orgoneterapia:
indicata Piramidoterapia:
indicata Vitamine:
A, Bl, B2, B3, C, D
Terapia
farmacologica Il ricorso al
medico è fortemente consigliato quando:
- la stitichezza compare all'improvviso;
- alla stitichezza si associano dimagrimento e
perdita di appetito;
- si hanno forti dolori addominali senza
riuscire a defecare;
- compare nausea frequente, soprattutto dopo
mangiato.
I
farmaci lassativi sono vari e a diverso meccanismo d’azione, perlopiù da
utilizzare con cautela per la frequente insorgenza di sindromi da abuso di
lassativi. Le dosi di tali farmaci vengono nella maggiore parte dei casi
modificate arbitrariamente dai pazienti. Emollienti:
Glicerina per rectum. Il diotisulfosuccinato sotto forma di sale sodico è
presente in numerose associazioni lassative, soprattutto nei prodotti per
preparazione ad esami endoscopici. Recenti formulazioni farmacologiche,
palatabili e a dosaggi ridotti (25-50 mg/die) paiono avere buona efficacia nel
trattamento cronico della stipsi idiopatica Osmotici
o salini: sono sostanze non riassorbibili che esplicano la loro azione
trattenendo acqua nel lume intestinale, per cui provocano la riduzione della
compattezza delle feci. Rappresentante principale è il lattulosio, alla dose di
20-45 ml /die, pari a 2-6 cucchiai di sciroppo al dì. Danno rapidamente
assuefazione e spesso sono mal tollerati per fenomeni di meteorismo. Lassativi
irritanti: Antrachinonici; derivati dell’aloe, della cascara, della senna e del
rabarbaro. Sono da sconsigliare nell’uso cronico per l’elevata incidenza di
melanosi coli che essi determinano. I derivati del difenilmetano quali la
fenolftaleina (100 mg alla sera) ed il bisacodile, analogo strutturale di
sintesi della fenolftaleina (dosi: 5-20 mg/die), sono potenti stimolanti del
crasso, meno
tossici degli antrachinonici. A questo gruppo appartengono anche il solfato di
magnesio, che è il meno tossico ed è estremamente efficace.
Bibliografia
· Medicina Psicosomatica, F. Alexander, Editrice Universitaria · Medicina Macrobiotica, M. Kushi, Ed. Mediteranee · il linguaggio dell'Es, G. Groddeck, Ed. Adelphi · Prontuario di Terapia Medica Integrata, D. Iero, Ed. Prima · Wikipedia: stipsi · http://www.dica33.it-
Articolo scritto dal Dott. Daniele AprileUltima revisione: 10/09/2006 Questo articolo è rilasciato con licenza GNU free documentation license
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Caso clinico
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Una giovane donna, maritata da due anni, cominciò a soffrire
di stipsi cronica dal giorno del matrimonio, tanto che si era abituata all’uso
di clisteri quotidiani. Visite mediche ripetute non avevano dato alcun
risultato. Prima dell’analisi la paziente era stata inviata in osservazione per
alcuni giorni in un Ospedale per malattie interne dove i medici avevano
concluso: «L’esame obbiettivo è negativo; stipsi nervosa ». L’esame
psicoanalitico rilevò la seguente situazione: la donna era andata sposa
aspettandosi un grande amore e una grande tenerezza da parte del marito,un artista, che invece era principalmente interessato alla
propria attività e del tutto insensibile al bisogno di affetto della giovine
donna e che continuava a condurre una vita pressochè da scapolo anche dopo il
matrimonio. La moglie desiderava ardentemente un bambino: il marito era di
parere contrario per ragioni economiche e per potersi dedicare completamente
alla sua arte. Per parecchio tempo l’indagine analitica non riuscì a trovare la
chiave della sintomatologia benchè fosse chiaro che questa era in qualche modo
connessa con la reazione emotiva della donna al comportamento del marito. Per
ottenere un’impressione personale del marito il terapista chiese di poterlo
vedere. L’intervista con lui confermò la descrizione fatta dalla paziente, era
un giovane interessante, mainteramente concentrato su se stesso e ingenuo ed inesperto
di cose femminili, incapace, per esempio, di comprendere un’affermazione del
terapista sul fatto che la moglie fosse intimamente insoddisfatta del loro matrimonio, nonostante che essa non volesse confessarlo a se stessa e facesse l’impossibile per reprimere questa insoddisfazione. Lo donna
viveva nell’illusione d’essere sposa felice e non esprimeva mai alcun diretto
rimprovero al marito. Quando diceva qualcosa che poteva suonare accusa, lo
faceva con tono umoristico, quasi che si trattasse di un’inezia che non meritava
nemmeno di essere detta. Per spiegare al marito la sua mancanza di attenzioni
verso la moglie, il terapista portò un esempio ricordato dalla paziente come
caratteristico della loro vita matrimoniale: dal primo giorno di matrimonio, il
marito non le aveva mai portato alcun segno anche piccolo di attenzione: fiori
od altro. Questa intervista produsse una profonda impressione nel marito ed
egli lasciò lo studio con la coscienza di essere colpevole. Il giorno
successivo la paziente riferì che per la prima volta dopo due anni aveva avuto
un’evacuazione spontanea prima di prendere il suo clistere abituale. Senza poi
che ci fosse alcun rapporto apparente,
riferì che il marito le aveva regalato un bel mazzo di fiori per la prima volta
da quando erano sposati. L’influenza catarchica di quel mazzo di fiori fu
veramente divertente e ci diede la prima spinta alla conoscenza del retroscena
psichico della sintomatologia. Quella donna aveva usato un modo infantile per
esprimere il suo dispetto verso il marito
in risposta al suo comportamento poco premuroso; la sua stitichezza
esprimeva una reazione infantile ch’essa non voleva ammettere neppure a se
stessa, e che, tanto meno, aveva mostrato apertamente. Il risentimento per lo
scarso amore del marito veniva espresso in questo modo nascosto ed infantile;
quando per la prima volta il marito si mostrò generoso, anche la moglie lo
divenne e rinunciò alla sua ostinazione, cioè alla sua stitichezza, che era
cominciata qualche settimana dopo il matrimonio. L’analisi provò
successivamente che, a questo nucleo primordiale infantile di dispetto, si sovrapponeva un’altra motivazione:
il desiderio di rimanere incinta. La stipsi era una reazione anche al rifiuto
del coniuge di avere figli. L’identificazione inconscia del bambino con gli escrementi, era alla basa di
questa reazione. La paziente con un’analisi relativamente breve si arrese a
questo modo di vedere; non potè più ingannare se stessa sulla sua profonda
insoddisfazione per la condotta del marito; ma dopo che il suo risentimento era
divenuto conscio non v’era più necessità di esprimerlo in modo nascosto. Essa
doveva ora far fronte al suo problema coniugale in modo conscio. Quando
l’analisi ebbe termine, la stipsi non si presentò più. Dopo qualche anno la
signora ebbe un bambino e anche questo probabilmente contribuì a rendere
permanente il successo terapeutico. Franz Alexander - Medicina Psicosomatica , Ed. Universitaria
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stipsi secondaria
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Cause di stipsi secondaria
Cause intestinali
Cause intestinali intraluminali:
- fecalomi;
- carcinomi;
- invaginazione/intussuscezione;
- RCU;
- stenosi (TBC, m. di Crohn, attiniche);
- diverticolosi del colon.
Cause intestinali extraluminali:
- cisti ovariche;
- fibromi uterini;
- ernie;
- volvoli;
- masse pelviche;
- briglie aderenziali.
Patologia ano-rettale:
- ulcera solitaria del retto;
- rettocele;
- fecalomi;
- prolasso rettale;
- proctite ulcerosa;
- stenosi;
- fistole.
Cause neurogene intestinali:
- malattia di Hirschsprung;
- megaretto e megacolon idiopatico;
- malattia di Chagas;
- pseudoostruzione intestinale.
Cause extraintestinali
Alterazioni del sistema nervoso centrale:
- alterazioni del midollo spinale;
- lesioni della cauda equina;
- meningocele;
- paraplegia;
- sclerosi multipla;
- neuropatia autonoma;
- morbo di Parkinson;
- tumori;
- malattie vascolari.
Alterazioni psichiatriche:
- depressione;
- anoressia nervosa;
- schizofrenia.
Alterazioni muscolo-scheletriche:
- distrofia miotonica;
- polimiosite;
- dermatomiosite.
Malattie del connettivo:
Alterazioni endocrine-metaboliche:
- ipopituitarisino;
- ipotiroidismo;
- ipercalcemia.
- diabete;
- porfiria acuta intermittente;
- ipopotassiemia.
Intossicazioni:
- arsenico
- piombo;
- mercurio;
- fosforo.
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disclaimer
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Data ultima modifica 01/10/2007
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