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Madre psicosomatica Riduci

Il ruolo della madre nell'insorgenza di alcune malattie psicosomatiche


Per Mahler, Pine e Bergman , le prime settimane di vita del bambino rientrano in uno stato di indifferenziazione che è una fase autistica normale, durante il quale il bambino è incapace di distinguere tra se stesso e l'ambiente circostante, non ha consapevolezza della presenza della madre e le sue esperienze si limitano alle sensazioni corporee. Dopo questa fase, all'incirca alla fine della quarta settimana di vita, il bambino entra nella fase simbiotica normale in cui si trova ancora in uno stato indifferenziato ma è in grado di percepire, seppur confusamente, che la madre è la fonte delle sue esperienze gratificanti. In questo mondo, il bambino si sente come se lui e la madre fossero un unico sistema onnipotente, come se fossero fusi in una cosa sola.
Intorno alla fine del sesto mese di vita, il bambino abbandona questo mondo simbiotico ed entra nella fase di separazione-individuazione che è concettualizzata dagli autori come la nascita psicologica del bambino Spitz propone il concetto di organizzatori psichici quali metodi di regolazione comportamentale che il bambino adotta per ridurre la tensione.
Il primo organizzatore psichico è la risposta del sorriso che ha inizio verso i tre mesi di vita del bambino ed è in questa fase che inizia ad emergere l’Io nelle sue forme ancora rudimentali. Questo è un sorriso cosiddetto sociale, in quanto si differenzia da quello che si vede nel bambino ad es. quando dorme ed è suscitato in modo specifico dal volto umano.
Il secondo organizzatore psichico è l’angoscia dell’estraneo che si manifesta nel bambino intorno ai 6-7 mesi di vita e sta ad indicare la capacità che ha il bambino in questa fase di discriminare la madre dagli altri. Secondo la Mahler questa fase definisce la fine della fase simbiotica e l’inizio della fase di separazione-individuazione.
Il terzo organizzatore psichico è il gesto del no che compare intorno ai sedici mesi e si definisce come la capacità del bambino di esprimere il no sia sotto forma di parola che come movimento della testa; questo gesto è il primo concetto astratto del bambino. La relazione madre-bambino è ugualmente definita come sistema di regolazione e di interazione che organizza e regola il comportamento e la fisiologia del bambino sin dalla nascita. Questo sistema inizia da un livello prettamente biologico, sino ad arrivare ad un livello sempre più psicologico man mano che il bambino impara a simbolizzare e quindi ad usare il linguaggio e promuove il processo di attaccamento reciproco.

L’importanza della relazione tra madre e bambino come sistema di regolazione reciproca, disconferma la concezione psicoanalitica classica, secondo cui bambino si serve degli oggetti - e quindi della madre e di altre figure a lui familiari - per soddisfare i propri bisogni istintuali. Studi più recenti di psicoanalisi hanno invece messo l’accento sull’importanza delle relazioni oggettuali e di come cure materne inefficaci possano danneggiare la capacità di autoregolazione del bambino.

Per Kohut è vitale che il bambino nelle prime fasi dell’esistenza si relazioni costantemente con oggetti/sé che diventano essenziali per la sua sopravvivenza psicologica così come lo è l’ossigeno per la sopravvivenza fisica. Pertanto i disturbi del Sé del bambino non sono altro che malattie legate a carenze ambientali. Perciò se il bambino nasce in un ambiente umano costituito da oggetti-sé in grado di fornirgli risposte empatiche, questo può sviluppare in lui un equilibrio psicologico. Nello specifico possiamo dire che le madri differiscono proprio nella loro capacità di gratificare i bisogni orali del bambino.

E’ l’esperienza ripetitiva di frustrazione orale da parte della madre che porta alla formazione di quelle determinate caratteristiche psicologiche che Alexander (1950) associava alla predisposizione all’ulcera duodenale. L’insorgenza di un ulcera sia nell’infanzia che nell’età adulta può essere così causata da disturbi nelle relazioni chiave dell’individuo che gli hanno procurato frustrazione e mancanza di gratificazione.

Da studi fatti da Mirsky ed Engel, psicosomatisti, è emerso che nell’ulcera duodenale, così come in altre malattie somatopsichiche quali, l’anemia perniciosa, la sindrome di Crohn, il morbo celiaco, l’insorgenza della malattia può essere causata da processi di regolazione reciproca tra madre e bambino. Engel (1955) dall'osservazione di pazienti affetti da colite ulcerosa , ipotizzò che questa malattia avesse origine in una relazione simbiotica patologica con la madre che si ripeteva anche nelle successive relazioni oggettuali dei pazienti.
Questa simbiosi con la madre di natura patologica, è stata definita da Sperling come "relazione psicosomatica" e ha condotto studi proprio sulla influenza di madri patologiche sulle malattie psicosomatiche di bambini e adolescenti. Dall'osservazione di questi casi, lo studioso ha riscontrato un atteggiamento specifico in questo tipo di relazione duale. Il bambino può sottostare inconsciamente alle richieste della madre che lo vuole dipendente perché attraverso l'indipendenza del proprio bambino, riesce a soddisfare propri bisogni emotivi e corporei. Così il bambino che non riesce a separarsi emotivamente e relamente dalla madre, trova attraverso il sintomo fisico un modo per allontanarsi da questa presenza materna ingombrante. Sperging inoltre ha osservato che in questi casi la madre a livello inconscio rifiuta il bambino quando sta bene e tenta di affermare la propria indipendenza, e lo ricompensa quando sta male e si sottomette ai suoi desideri. In questa relazione duale è importante considerare sia il temperamento del bambino che influenza il comportamento della madre, e sia gli atteggiamenti coscienti e inconsci che la madre ha nei confronti del ruolo materno. Questo stile della madre è largamente influenzato dall’esperienza di cure materne che lei stessa ha avuto. Queste madri, secondo Kohut, non sono in grado di rispondere empaticamente ai bisogni del loro bambino e conseguentemente lo utilizzano come oggetto-sé in grado di poter compensare carenze nella loro struttura psichica.

BIBLIOGRAFIA
Graeme J. Taylor, Medicina psicosomatica e psicoanalisi contemporanea, 1993
F. Alexander, Medicina psicosomatica, 1950


Articolo scritto dalla Dr.ssa Carmen Donato La Vitola
Ultima revisione 18/09/2008


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Data ultima modifica 01/10/2007

   
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